Esco o Unesco?
Il nostro Pippo Cervella dice la sua sul tentativo di far nominare il territorio di Alba e dintorni patrimonio mondiale dell’umanità col bollino dell’UNESCO. La candidatura è sostenuta, tra gli altri, da un ex consigliere delle Nazioni Unite, l’architetto di Helsinki Jukka Jokilehto, che è stato ingaggiato come consulente.
Lo scorso venerdì nella Moschea di Piazza Medford, edificata vicino allo Ziqqurat babilonese che ospita il tribunale, è stato presentato il dossier per la candidatura della Capitale delle Langhe e di qualche altro pelo superfluo di paesello limitrofo a Patrimonio Extrasolare dell’Umanità Ma Penso Anche Dell’Alienità (acronimo: PEUMPADA. Suona proprie bene neh?). Tutti, anche dal futuro e nei circuiti spazio-temporali in cui l’ordine precostituito delle cose a noi note è sovvertito ma noi non lo sappiamo ancora, tutti dicevo devono sapere quanto è bello ‘sto posto qua. Non posso entrare troppo nei dettagli tecnici, dal momento che non sono esperto in materia e soprattutto perché sono uscito per andare al bar a gufare contro l’Inter ma, mentre doppio l’Iceberg di Cape Mussotto e cerco parcheggio, lo stomaco entra in funzione e l’istinto mi porta a pensieri mono-bineuronali, cose semplici e banali da Afterhours.
Nell’impasse mentale che precede la scorreggia del freno a mano, associo un po’ di immagini variegate, che vanno dalla concezione di patrimonio dell’Unesco come bellezza assoluta, universale, primigenia, un sollucchero insomma, al Ponte ai Caduti di Nassirya con il guard rail squarciato, agli splendidi palazzi vittoriani anni ’70 spalati qua e là per Alba, alla macchia blu che caratterizza la capitale delle Langhe ogniqualvolta la ricerco da onanista su Google Earth nei cazzeggi davanti al piccì. Sì lo so, chissà quante opportunità per l’imprenditoria turistica ed enogastronomica dell’albese, ma certi vignaiuoli di mia conoscenza mi assicurano che Alba è già conosciuta abbastanza nel mondo: non è che chi beve Barolo a Seattle decida poi, una volta espletata e resa nota a tutti la formalità Unesco, di venire a vedere la capitale delle Langhe e tornarsene a casa con il bel ricordo del “Monumento Alla Risu” della rotonda Corso Europa-Via Pietro Ferrero? Oppure delle “Catacombe del Cavalcavia”, inaccessibili e misteriose, custodi di preziosi graffiti anni ’80 e museo delle urine?
Chiaro: sono comunista e non posso capire che qui si ha a che fare con la Politica del Fare, ma ormai sono 50 anni che si parla di Asti-Cuneo e la Granda è andata avanti lo stesso, 40 anni che si parla di tunnel delle Langhe e da Cortemilia continuano ad andare e venire, 30 anni che Alba dev’essere provincia o almeno avere un assessore in regione se no non Co(n)ta un tubo, 20 anni che l’Asti-Cuneo deve avere un nuovo ponte sul Tanaro, dieci anni che deve avere un tunnel e ora faranno magari entrambi così il problema viene risolto facendo grazie alla Politica del Fare ma, pur NON facendo parecchie delle cose distrattamente enumerate or ora, Alba e le Langhe hanno costruito e in qualche caso mantenuto una certa loro identità, un certo tenore di vita, una certa vivibilità. Siamo sicuri che FACENDO questa Unesco si vivrà tutti meglio?
Niente, scendo dalla macchina - ed era ora - do un’occhiata a Cirio, Rabino e Negro, non so bene cosa ne pensino loro ma sinceramente m’interessa poco in questo momento. Qualcuno vuole Unesco, io invece esco.
















Ciao,
il paesaggio è da difendere con o senza Unesco. Mi sembra che si sia fatto veramente poco, ogni comune ha il suo piano regolatore che spesso va’ in contrasto con quello del paesello vicino…
Non c’è l’interesse comune dalle nostre parti, si sa, siamo dei gran “rusconi” ma per la nostra pagnotta. Occorre che politicamente si progetti qualcosa di BELLO insieme. Utopie con i nostri Negro, Cirio, Rabino, Cota, Bresso….
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