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Attaccati al PD. E fischia in curva

8 marzo 2010 di Federico Ferrero 609 views 18 Comments
Marian Rabino

Mariano Rabino

Sabato mattina, ore undici e trenta. Mercato. E campagna elettorale agli sgoccioli. Per arrivare al gazebo di Mariano Rabino, trentanovenne democristiano già alle scuole elementari e oggi ricandidato al consiglio regionale per il PD, bisogna affrontare la lista Beppe Grillo, schivare le forche dell’Italia dei Valori, circumnavigare lo scudocrociato di Negro e dribblare l’ubiquo camper di Alberto Cirio. Arrivo e scorgo Rabino con la mazzetta di santini: ferma e saluta. Tutti. Ferma anche me e sta per lasciarmi la foto ricordo, poi mi riconosce. Saluta, ritrae il santino ma pesca dalla tasca un fischietto griffato, del quale sto ancora cercando di intuire l’uso più edificante. Proviamo a fare l’intervista al bar: impossibile. I nostri vicini di tavolo ci guardano incuriositi e, in dieci minuti, saluta quattordici persone. Ci spostiamo, stufetta elettrica al seguito, nello stanzino del suo algido ufficio elettorale in via Ospedale. Gigantografia delle Langhe in vetrina, giovanissima e sorridente moglie all’accoglienza, sedie e cattedra a mo’ di assemblea: lo si dimentica sempre, del resto, ma è Berlusconi a ricordarci la genealogia del PCI-PDS-DS-PD. Sinistra uguale assemblea. Da Cirio mancavano le file di sedie, c’erano i divani. Cirio veste il gessato destrorso, Rabino pare il giovane professionista in libera uscita: pantalone, camicia a quadri Ralph Lauren. Incamminati verso l’ufficio tra un ciao, un buongiorno signora e un grazie mille e uno speriamo bene, trova il tempo per lasciare venti euro per la ricerca sulla sclerosi multipla e per raccontarmi, excusatio non petita, come mai alle scorse elezioni comunali non aveva appoggiato da subito il candidato del PD Maurizio Marello.

- Che differenza c’è, oggi, tra un moderato del PD e un rappresentante della nuova DC?
Io oggi sto in un partito che è federato all’esperienza socialista europea. Considero il socialismo un’ottima analisi della società ma una insufficiente e inadeguata teoria politica. Io ho sostenuto l’alleanza con l’UDC ma nel centrosinistra: oggi in Piemonte loro sono alleati con noi ma c’è una certa differenza tra votare Mariano Rabino, da sempre nel centrosinistra, e Casini, che fino a due anni e mezzo fa era al governo con Berlusconi e in certe regioni ancora oggi è alleato con il Pdl. Ci possono essere molte assonanze, poi: i moderati dei due poli sono più vicini tra loro rispetto agli estremi nei propri poli. Uno come Rutelli, però, ha sbagliato a uscire dal partito. Credo che si debba continuare a scommettere sul PD.

- Quando il suo avversario Alberto Cirio dice “Lavoro per gli albesi” non si capisce se voglia finanziare lui i disoccupati. Quando lei dice “I giovani, il loro lavoro” cosa sta promettendo?
Magari è uno slogan un po’ nazionalpopolare, berlusconiano se vogliamo, ma sto promettendo questo concetto: oggi nel mondo si compete per territori a livello economico, culturale, sociale. Il nostro territorio vota oggi in maggioranza ancora a destra, soprattutto nei paesini e nelle frazioni, dove la destra impera mano a mano che le case sono più rade perché aumenta la paura del diverso e la politica della paura attuata dalla Lega attecchisce. Possiamo essere leader e pilota dell’Italia che dovrebbe essere, l’Italia che ha successo nel mondo nel momento in cui la globalizzazione ha spostato gli interessi a Oriente. Il nostro futuro non è industriale ma è sui servizi, sulla manifattura ad altissimo valore aggiunto e sul valorizzare ciò che abbiamo. La qualità della vita, la bellezza dei nostri posti, le produzioni tipiche e un approccio al lavoro che da un lato è quasi protestante nella sua etica ma che spesso dimentica la nostra vocazione all’apertura, alla internazionalizzazione, al confronto. Questo può essere un territorio moderno e questa è l’occasione di lavoro per i nostri giovani.

- La Lega Nord, che adesso è il diavolo, fu sua alleata in Comune ad Alba negli anni Novanta.
E fu un’esperienza disastrosa. Ma era un’altra Lega, con una maschera buonista, che presto però rivelò il suo volto secessionista e la lasciammo subito al suo destino.

- La imbarazza di più quella parentela o il fatto che oggi sia la Lega a difendere i valori cristiani, interpretati come tradizioni folkloristiche, il Crocifisso da salvaguardare come la ricetta della bagna cauda? Lei è un cattolico: non si sente espropriato?
Io sono un cattolico liberale, lo Stato e la Chiesa devono stare al loro posto. Sono convinto che la fede abbia una rilevanza pubblica: l’esperienza spirituale non deve essere confinata in un ambito puramente individuale. Francamente sì, è ridicolo vedere la Lega strumentalizzare così i valori della fede, l’immagine della fede.

- E come tollera il fatto che la Chiesa accetti di essere difesa dalla Lega?
Solo una parte della Chiesa lo fa. Solo una parte sta dietro a queste cose. Quando la Lega e l’UDC fecero la raccolta di firme per la difesa del crocifisso vidi alcuni parroci entusiasti e ringalluzziti: mi sono sentito male per loro.

La teodem Paola Binetti

- Eppure il suo PD non piace a tanti cattolici. La cattolica integralista Paola Binetti ha lasciato il partito: lei ha dato una festa per gli amici o ha finto di dispiacersi come il suo segretario Bersani?
Né l’uno né l’altro. Non ho difficoltà a dire che ho conosciuto la Binetti perché arrivavo dalla Margherita, nella corrente “Liberi e democratici” di Rutelli. L’errore di Rutelli, a parte quello di andarsene, è stato quello di assecondare la nascita di questa componente teodem, che poi è vissuta molto peggio di quanto meriti: io, per esempio, qui in Piemonte sono molto legato a Gigi Bobba, ex presidente nazionale delle Acli, l’inventore del termine teodem peraltro. Rutelli ha provato dal PD ad avere un dialogo diretto con la Chiesa senza passare attraverso l’esperienza dei popolari, che stavano nella Margherita e ora stanno nel PD. Alla prova dei fatti è stata un’esperienza fallimentare.

- Traduciamo il suo essere cattolico: divorzio e aborto.
Favorevole al divorzio, contrario all’aborto. Ma sono un laico, la Chiesa fa il suo mestiere, il Papa non può essere favorevole all’aborto, smetterebbe di fare il suo mestiere. Abbiamo una legge che vorrei più restrittiva…

- La vorrebbe più restrittiva o vorrebbe abrogarla?
Abrogarla assolutamente no. Voglio che rimanga ma che abbia una maggiore valenza sul versante della prevenzione. Mi sta a cuore la vita e credo che anche per le donne favorevoli all’aborto sia un dramma.

- Per lei la vita nasce nel momento del concepimento?
Sì.

- Quale legge sul fine vita riterrebbe adeguata?
Su questo ho una posizione non molto clericale, nel senso che sono contro l’idratazione e la nutrizione forzata. Non sono un esperto ma è ormai acclarato che a certi malati non bastano nutrizione e idratazione, servono anche medicine. Se basta nutrire e idratare si vada avanti. Se invece sono necessari anche dei medicinali per sopravvivere allora si prenda atto che la situazione è ben differente. In quei casi c’è un accanimento terapeutico. Da cattolici liberali dobbiamo dircelo: siamo molto condizionati dal Vaticano, che però ha un ruolo spesso positivo. Per esempio promuove l’integrazione e la tolleranza, lo dico alla cara Lega Nord xenofoba, intollerante e razzista. La Chiesa fa bene a dire delle cose sul piano etico e dei valori ma noi viviamo in una società secolare.

- Che effetto le fa vedere la radicale Emma Bonino candidata per il PD? Fosse stata candidata per il suo Piemonte, visto che Bonino lo dimentica sempre ma è di Bra, la sosterrebbe per obbligo di partito o per convinzione?
Per convinzione, perché su certi aspetti la Bresso è su posizioni ancora più radicali e laiciste. Non avrei alcuna difficoltà. Ho conosciuto Emma e devo dire che mi ricorda molto la Bresso, non a caso sono molto amiche.

- Bresso, che un giorno disse: “Se mi dovessi convertire lo farei alla religione valdese”.
E fu un’uscita infantile e puerile. Io sono molto crudo con la presidente, se serve. La fede è una cosa seria.

- Il suo avversario del Pdl, Cirio, si fa forte del fatto che la Bresso ha piazzato quasi tutti assessori di Torino. Dice che il governo regionale finisce a Moncalieri e delle Langhe se ne frega. L’argomento è convincente.
Non lo è, e posso dimostrarlo. Mi sono documentato: la regione non è mai stata così vicina ai nostri territori.

- Ma non c’è un assessore dei nostri posti.
Sì, ma noi ci candidiamo per fare gli assessori o per fare i consiglieri regionali? Così si finisce per perdere di vista la luna e guardare il dito.

- Però la differenza tra un assessore e un consigliere è quella che passa tra uno che propone e uno che decide.
Io sono, forse presuntuosamente, un consigliere che per Alba, Langhe e Roero ha lavorato e portato cose tanto quanto un assessore. Dopodiché, quando si diventa assessori regionali, e lo segnalo al mio amico Cirio, si è assessori regionali di tutto il Piemonte, non del proprio territorio. Si è consiglieri regionali della propria provincia ma assessori di tutta la regione.

- E secondo lei gli assessori della giunta Bresso si sono occupati a sufficienza del nostro territorio?
Posso dire che per esempio la Sibille è stata un ottimo assessore regionale e si è molto impegnata per il territorio. Intanto le presenze: la Bresso è venuta qui, in cinque anni, quattro volte in più di quanto sia venuto Ghigo in dieci. Forse perché Rabino la invitava, intanto però veniva.

- O magari è passata qui per mangiare in un buon ristorante…
Magari anche. La Bresso, però, ha una cartina nel suo ufficio in cui le segnano tutte le volte in cui va a visitare uno dei 1206 comuni piemontesi, lei è stata in circa quattrocento.

Charlie Chaplin, Il grande dittatore

- Una scena che ricorda Charlie Chaplin travestito da Hitler a pelle di orso sul mappamondo.
Sarà (sorride). Comunque la zona più colorata è la nostra, e non credo solo per l’enogastronomia. Per questo territorio, parlo degli 85 comuni di Alba, Bra, Langhe e Roero, sono arrivati 97 milioni di euro in cinque anni, nove e mezzo solo per Alba. Solo ai Comuni, a parte le provvidenze alle imprese, alle associazioni sportive, culturali eccetera e ai singoli, come gli agricoltori. Cirio sa che da noi si è creato un distretto commerciale come solo è stato fatto in due altre parti della regione. Qui, grazie a Mariano Rabino, si è fatto l’unico patto per la sicurezza con finanziamento regionale. Abbiamo garantito l’autonomia politica, gestionale, sanitaria e amministrativa all’Asl, siamo l’unica Asl infraprovinciale. L’unica. Questo significa riconoscimento e significa risorse. Quindi questa storia del torinocentrismo mi sembra un luogo comune, frutto anche di un certo nostro provincialismo. Il nostro futuro sarà quello di fare asse con Torino, Venaria, la zona dei laghi… Aprirci, collegarci, non vivere il rapporto col capoluogo con questo approccio da cappello in mano.

- Lei dice ‘cappello in mano’: intanto, però, qui, siamo talmente ricchi e virtuosi che le aziende mandano a casa gli operai. Se va bene in cassa integrazione, se va male con niente.
Questo è un argomento interessante, ma riguarda la nostra provincia. Ci sono due dati che ci devono interpellare per il futuro: siamo la provincia più vecchia dentro una regione che è la più vecchia d’Italia. Dobbiamo porci il problema della famiglia, non in senso ideologico ma in senso di demografia. E poi non investiamo abbastanza nell’economia della conoscenza. La nostra provincia, non so se lo si sa, è quella in Piemonte con meno diplomati, meno laureati e con più pettinatrici. Lo dico col massimo rispetto per loro. Però da domani noi dobbiamo scommettere sulla manifattura non a basso costo ma ad altissimo valore aggiunto, altrimenti c’è qualcuno che sta a Oriente che ci batterà e non servirà votare Lega Nord invocando dazi e protezioni anacronistiche.

- Sulle pettinatrici ci torneremo. Parliamo un momento di soldi e cominciamo dai vostri. Cito Tommaso Cerno dell’Espresso: voi consiglieri regionali piemontesi vi siete approvati una liquidazione da sceicchi. Dopo cinque anni, se non venite rieletti, tornate a casa con 85.000 euro netti di Tfr. In pratica due volte l’ultima mensilità lorda (9.948 euro) moltiplicata per ogni anno di mandato. Lei ha risposto così a Cerno: “Ero un bancario da 2000 euro al mese, nel 2000 mi sono pagato una costosa campagna elettorale e non sono riuscito a farcela. Per coprire i debiti ci ho messo qualche anno. In banca ho ritrovato il mio posto, ma la carriera era ormai ferma”. Non vi vergognate un po’?
Prima di tutto trovo deontologicamente inappropriato che siano state utilizzate delle mie frasi che avevo detto, sì, ma non a Cerno, bensì a Repubblica nelle pagine del Piemonte due settimane prima.

- Sarà stato poco elegante ma la sostanza è quella.
Ma infatti, io quelle cose le ho dette. E lo dico: è una cosa vergognosa. Tra tutte le provvidenze che abbiamo questa è la più vergognosa. Io, francamente, devo dire che non lo sapevo nemmeno.

- Ma lei è il vicepresidente della commissione bilancio!
Sapevo che avevamo una pensione, lo stipendio mi bastava ampiamente. Devo dire che per la vita che faccio e per i sacrifici che chiedo soprattutto a mia moglie in termini di affezione, di compagnia… Sono in debito con lei. A me bastava la pensione che avremo a 65 anni, quella pari al 30% dell’indennità, che dopo due mandati diventa 60% e dopo tre dell’80%. La questione è scoppiata a Natale, non ne ero al corrente di questo Tfr. Qualcuno lo sapeva e non lo diceva per vergogna. Quando ho scoperto questa cosa, e sono 70.000 euro netti, non 80.000, molti colleghi erano in imbarazzo come me. Oltretutto pare troppo bello poterlo dire, ma abbiamo scoperto che la norma fu introdotta nel 2004 quando il presidente del consiglio regionale era Roberto Cota, e presidente della regione Enzo Ghigo. Ma fu una leggina approvata da tutti, compreso l’allora esponente dei DS Lido Riba. Quindi le cose bisogna dirle. Ma garantisco che non lo sapevo, tant’è che io faccio seguire tutti gli aspetti fiscali, contributivi e retributivi da mia moglie che è ragioniera. Comunque: questa liquidazione è una cosa odiosa.

- Giusto: allora dovevate toglierla.
Dovevamo e non è stato fatto. Trovo però che Rifondazione comunista, che ho sempre considerato un partito serio, si sia comportata in maniera strumentale perché ha presentato un progetto di legge per eliminare il nostro Tfr due giorni prima della fine della legislatura. Meglio tardi che mai, sì, ma si poteva fare anche senza una proposta di legge.

- Mettiamo il caso che lei perda le elezioni. Cosa ne farà del regalo di 70.000 euro?
Li ho già spesi per la campagna elettorale. Ho usato i miei, per ora. I cittadini non sanno che, nell’ultimo mese prima delle elezioni, noi candidati abbiamo un tetto di spesa di 37.000 euro ma io, nei mesi precedenti, avevo fatto una campagna di posizionamento e speso tanto.

- Quanto?
Tra tutto, da fine luglio 2009 a oggi, circa 10.000 euro al mese. Devo mettere manifesti, fare volantini e pubblicità in tutta la provincia, mica solo qui. E quelle cose costano carissime.

- Se i conti sono giusti lei ha incassato, in questi anni, 10.533,27 euro al mese lordi, cioè l’indennità base del consigliere regionale più un 5% come vicepresidente commissione bilancio. Con tutte le spese rimborsate, ovvio. Si sente pagato a sufficienza?
Sì. Mi sento pagato a sufficienza e non inseguo la demagogia su queste cose. Chi fa politica in modo onesto non si arricchisce. Non gli manca nulla ma non si arricchisce.

- Non è demagogia, sono soldi pubblici che diventano i vostri stipendi.
Non dico a lei. Comunque: mi sento pagato a sufficienza, potrebbero essere 500 euro in più o in meno. Ma considero che ai politici si debba chiedere di fare bene e, se rubano, tagliare loro le mani. Dopodiché, secondo me, il ruolo pubblico deve essere riconosciuto ed è giusto che i politici siano ben pagati. In Italia il problema è che siamo troppi, le assemblee sono pletoriche, parlo soprattutto di quelle nazionali. Ci sono troppi stipendi, anche se non è quello a mandare a gambe all’aria il Paese. Il tema vero è che, essendo noi troppi, molti di noi non fanno niente. Ma per chi lo fa bene quello stipendio, secondo me, non è esagerato, anche perché netto è molto meno.

- Quanto vi rimane in tasca?
Guardi, l’altro giorno leggevo un articolo su Gazzetta proprio del mio amico Battista Galvagno. Non gli ho risposto, ma non puoi dire che prendiamo 15.000 euro al mese. Netti sono 7.500. Io prendo quello. Ma nessuno dice mai, per esempio, che io ogni mese verso 2000 euro al partito.

- Scusi ma quella è una scelta sua.
No, è del partito. Ed è una scelta giusta.

- Va bene, ma sono soldi pubblici che lei percepisce e che ‘gira’ alla sua organizzazione politica di riferimento, non alla collettività. E il partito aiuta lei, se lei aiuta il suo partito.
Guardi, per queste elezioni regionali il partito, glielo dico anche fuori dall’intervista, ci ha chiesto 30.000 euro e io ho messo 30.000 euro. Comunque: è giusto così. E insisto: siamo pagati a sufficienza, non troppo, se le persone sanno tutto. E cioè che alla fine io prendo 5000 euro al mese, e quelli porto a casa per me e per mia moglie, per dodici volte all’anno, non tredici o quattordici. Rispetto a quando lavoravo in banca prendo un po’ più del doppio, va bene, ma quanto… (e fa un segno inequivocabile, ndA) mi faccio in più, rispetto a prima? Io faccio una vita che non è neanche paragonabile a quella del bancario.

- Sa cosa sto per obiettarle.
Sì, che non me l’ha ordinato il dottore. Ma allora solo i ricchi possono farla? Io vengo da una famiglia di cinque figli, nessuno prima di me ha fatto politica. Non sono espressione di una lobby, né sindacale né corporativa. Ho lasciato la mia carriera in banca cinque anni fa. Se tra venti giorni non vengo rieletto torno in banca con lo stipendio di cinque anni fa. E sa cosa le dico? Se io dovessi avere cinque figli come i miei genitori, non ce la farei a mantenerli.

- Abbia pazienza, però. Lei prima ha parlato di pettinatrici, di demografia. Se non ce la fa lei a mantenere dei figli, secondo lei ce la fa chi prende 1.200 euro al mese?
Verissimo. Infatti il vero problema italiano è quello di fare politiche per la famiglia. La Bresso, che per inciso è sposata senza figli, le ha fatte: in cinque anni ha aumentato del 44% i posti negli asili nido.

- Ha citato Galvagno. Sul suo sito si legge di “mitiche dispute al liceo” con il professore di filosofia Enzo Zubbini e quello di religione, appunto, Battista Galvagno. Il primo è un fiero comunista, l’altro credo si riconosca nella definizione di cattocomunista. Lei è un democristiano. Ci litiga ancora o adesso andate d’accordo, essendo diventati compagni di partito?
Con ‘Tista’ Galvagno non è che litigassi molto, litigavo soprattutto con Zubbini. Ero ‘dentro’ il loro litigio, in un certo senso: si parla di più di vent’anni fa, quando la DC e il PCI si facevano la guerra, non era ancora caduto il Muro di Berlino. Galvagno era un democristiano ancora più a sinistra di me, ma per Zubbini era comunque l’altra metà del cielo. Io ero democristiano. Zubbini mi stimava e rispettava come allievo ma mi considerava il giovane che aveva scelto per comodo il partito di maggioranza relativa. Io sono nato nella metà di destra del cielo ma sono sempre stato un democristiano di sinistra.

- Ancora oggi?
Oggi mi sento un liberale, nell’accezione inglese del termine, là dove è nata la democrazia liberale e i conservatori si oppongono proprio ai liberali. Il liberismo è di destra, il liberalismo è di sinistra.

Il Partito Liberale Italiano

- Un liberale? Ma i liberali ci sono ancora, perché non si iscrive al loro partito?
Non mi ci iscrivo perché il partito liberale di massa di Silvio Berlusconi è il partito della conservazione, delle rendite di posizione, delle corporazioni, dei privilegi, ha solo questa straordinaria attrattiva, merito della genialità del suo leader, di presentarsi sempre come un qualcosa di nuovo.

- Io parlo proprio del PLI.
Sinceramente quel tipo di partito liberale lì non è il mio riferimento. Io quando mi definisco liberale parlo in termini anglosassoni, liberal. Sono per una sinistra liberal, capace di innovazione, di modernità, di proposte di riforma. Purtroppo da quindici anni a questa parte ci siamo divisi in uno schema bipolare e il mio schieramento, devo dire non a torto, viene percepito come il polo della conservazione. Il contrario di quello che dovrebbe essere.

- Come vede la proposta di candidare Alba e dintorni a patrimonio mondiale dell’umanità? Non abbiamo un po’ troppe schifezze architettoniche per una proposta simile? Come la mettiamo coi Tetti Blu e i capannoni in Langa, li facciamo passare per arte modernista?
Avevo la sua stessa opinione: avevo suggerito di individuare un solo sito di prestigio, che so, il castello di Grinzane Cavour o quello di Barolo, e candidare quello. Sbagliavo. Pensavo che non avesse senso considerare un territorio che ospita delle brutture insopportabili. Dopodiché ho approfondito la questione e scoperto che UNESCO significa tante cose: ne ho parlato con un grande studioso, Jukka Jokilehto, che mi ha spiegato come UNESCO significhi anche suggestione, e cioè i paesaggi vitivinicoli. Bisogna metterli in rete, anche perché la gente viene qui a trovarci per il vino, ci piaccia o no.

 - Abbiamo delle cantine, in Langa, che sono un pugno nello stomaco.
Purtroppo sì, per colpa di alcune amministrazioni, di una cultura strabica che al mattino parla di protezione del territorio, e poi…

- Non è che questo professor Jokilehto dica quello che dice anche perché non è un osservatore terzo ma è pagato come consulente?
Certamente bisogna considerare la circostanza che quelli che spingono per un qualcosa e nel contempo sono pagati perché si arrivi alla fine di quella cosa… Comunque la candidatura è utile perché sta aumentando la consapevolezza e la sensibilità del nostro territorio. Spero diventi una sorta di nuovo codice di disciplina.

- Sì TAV o No TAV?
Il mondo globalizzato impone di essere il più vicino possibile a certi incroci. Il Piemonte sta in mezzo al due corridoi, il 5 e il 24. Il primo è quello di Lisbona, Lione, Torino, Kiev. Il 24 è Genova, Rotterdam eccetera. Ne abbiamo bisogno per diventare uno degli incroci nodali del commercio delle merci e del movimento delle persone.

- A tutti i costi?
No. Ma mi sembra che stiamo cercando di individuare dei percorsi progettuali con gli abitanti di quella valle e una serie di compensazioni per i disagi. Dopodiché mi fermo perché ogni volta arriva qualcuno che te la sa spiegare di più e dice che l’investimento non vale la pena, che non porterà vantaggi. Non possiamo essere tuttologi, io mi fido della Bresso, del presidente dell’osservatorio, di Chiamparino.

- Lei è contro l’energia nucleare. Le cito, però, Gianna Gancia: “Lo Stato ha legalmente appoggiato vere e proprie truffe, incentivando gli impianti eolici e fotovoltaici. Siamo uno dei paesi meno ventosi al mondo, eppure si sponsorizzano le pale eoliche: quelle dell’Alta Langa sono sempre ferme, una vergogna”. Prima domanda: risponda alla Gancia.
Non commento la Gancia. Trovo che sia abbastanza superficiale criticare una possibile fonte di energia citando una pala ferma. Il mio ragionamento parte da una riflessione: il petrolio è finito. E trent’anni fa, piaccia o no, non abbiamo investito nel nucleare. Che senso ha farlo oggi, per avere energia nucleare tra vent’anni quando il nucleare su cui si investe, quello di terza generazione, si esaurirà – e lo dicono tutti – otto anni dopo. Soprattutto considerando che oggi il nucleare copre il 7% del fabbisogno mondiale. Non è l’energia su cui il mondo sta contando. Il petrolio non ce l’abbiamo, finirà e ci rende dipendenti. E allora cosa facciamo? Io non ho pregiudizi sul nucleare, si faccia una ricerca per capire se ha senso investire. Ma il mondo si sta muovendo in una direzione, le fonti alternative, come in Spagna e Germania, e anche se noi siamo un Paese diverso dovremmo investire in quel senso. Sul solare, per esempio, che nel giro di cinque anni consentirà una remunerazione del 50% in più.

- Seconda domanda: è facile promettere alla gente che non si installerà sotto il loro sedere una centrale atomica, ma sa quanto costa un impianto solare? O vuole ricoprire le colline del Barolo di pale eoliche? E crede davvero che basterebbe per soddisfare il fabbisogno energetico?
Mica dico di mettere pannelli e pale dappertutto. Noi abbiamo un ambiente e un clima che può portarci qualcosa. Poi io sono per la diversificazione: sono favorevole ai rigassificatori, sono per le centrali idroelettriche. Oggi ci sono 1500 famiglie piemontesi e 5000 piemontesi che si alimentano col sole e rivendono energia all’Enel anche grazie ai contributi della Regione. Certo, sono pochi rispetto ai quattro milioni di abitanti, però…

- Perché votare Rabino e non Cirio? Cirio dice che, dovesse votare a sinistra, voterebbe per Taricco perché lei non parla la sua stessa lingua.
Io credo, per deformazione professionale, di non dover mai denigrare la concorrenza. Devi dimostrarti più bravo. Cirio non lo seguo, anche se ha ragione a dire che siamo come il giorno e la notte. Siamo diversi come stile. Come idee: Cirio ha un’abitudine a cavalcare le paure, ha un’idea di società difensiva, corporativa, chiusa. A me piace l’idea di una società aperta all’innovazione e tollerante. A me piace stringere la mano a tutti, ho l’impressione che Cirio non la stringa a tutti volentieri. Credo di avere un approccio, per quello che posso, meno strumentale. Io sono più per i 400 metri, lui per i 100. Io sono per costruire in modo solido e concreto, lui forse è più bravo di me nel mordi e fuggi.

Le Yavanna

- Non mi ha mica detto quali politiche del centrodestra lei contrasta.
Beh, Cirio è una persona che ha secondo me ha cavalcato molto bene in questi anni, e anche esercitato complessivamente bene il suo ruolo. Si è anche molto autopromosso, in certi momenti non si capiva bene se l’elemento centrale fosse la promozione del territorio o quella di se stesso. Indubbiamente ha guidato bene quest’esplosione del turismo sul territorio, anche se vorrei ricordare che l’Ente turismo l’ho fondato io insieme al sindaco di Alba Demaria nel 1996. Sono stato io il primo vero ‘assessore alla promozione turistica’, in anni in cui la parola ‘turismo’ andava ancora dissodata. Secondo me questo territorio ha bisogno di meno testimonial, di meno soubrette, anche se nella società di oggi può avere un senso, ma ha molto più bisogno di essere promosso in termini di sistema, di rete, nei mercati che contano. Sono convinto che, col mondo del vino e l’enogastronomia, si sia fatto. Anche con Cirio, ma si può fare di più.

- Leggo che lei ha fatto il tifo per le Yavanna, che abitano come lei a Sommariva Perno. Le ha chiamate ambasciatrici. Mi dica che si è pentito e le regalo un album dei Led Zeppelin.
Non mi sono pentito. Sono un politico di centrosinistra e non mi piace la politica snob. Non mi piace molto Bersani, e infatti ho sostenuto Franceschini, perché lo ritengo troppo condizionato da Massimo D’Alema, però ho apprezzato il modo in cui ha detto che sarebbe andato a Sanremo. Anche se poi l’ha fatta diventare una cosa strumentale.

- Dice che la buona musica è da snob?
Ammetto di conoscere pochissimo la musica. Però le Yavanna sono brave, sono simpatiche, vengono da una famiglia perbene e per ora posso dire che cantano bene le canzoni degli altri: aspetto di ascoltarne di loro.

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18 Comments »

  • Betta said:

    Noto con stupore come questo blog “politico” riceva molte visite, ma pochissimi commenti. Non capisco se chi legge non abbia nulla da dire o tema di dire la sua per non inimicarsi chi potrebbe aiutarlo in futuro. Io sono cresciuta in mezzo alla politica e mi dispiace che adesso ai giovani interessi così poco. Elisabetta Dellatorre

  • pippocervella said:

    può darsi che ce lo leggiamo tra di noi e, nella foga di vedere se qualcuno commenta, il counter avanza! :-)

  • enrico said:

    bleah…. mi fa schifo l’idea che un consigliere regionale che porta a casa 5000 euro netti in tasca propria osi ancora lamentarsi… Vivono al di fuori delle nostre realtà, come potrebbero essere in grado di risolvere i nostri problemi?

  • enrico said:

    “La Bresso, che per inciso è sposata senza figli, le ha fatte: in cinque anni ha aumentato del 44% i posti negli asili nido.”

    Bene ora che ci sono i posti negli asili nido, con che soldi li paghiamo? Una famiglia normale in cui entrambi i genitori sono costretti a lavorare portando a casa stipendi normali deve pagare una retta di circa 500 euro al mese per l’asilo nido del proprio figlio; e se per caso arriva il secondo figlio 1000…Mettiamo che poi questa famiglia abbia anche un mutuo per la casa in cui vive anche di soli 500 euro al mese, come cazzo fa ad andare avanti? Sarebbero queste le politiche sociali decantate?

  • Cucurucho said:

    Lungi da me diferendere il PD ma anche le critiche devono essere puntuali altrimenti la discussione non serve.
    a) i posti negli asili nido ci sono e sono occupati, quindi a qualcuno stanno servendo. Qualcuno può fornire i dati su chi beneficia di questi posti? My guess è che in larghissima parte siano offerti a prezzo sussidiato riservati a gente con reddito basso o molto basso, sarebbe interessante avere questa info per discutere di politiche sociali;
    b) in Italia c’è un evidente problema di salari, che richiederebbe un articolo, e che spiega le difficoltà cui accenna Enrico. Incolpare la Bresso di questo mi sembra una cosa buttata lì francamente e lascia il tempo che trova…
    c) esiste una cosa che si chiama vincolo di bilancio e le risorse bisogna tirarle fuori da qualche parte se si vuole spendere. Accusare e basta non serve a nulla, se si vuole proporre più spesa sociale bisogna dire da dove si prendono i soldi. (non illudetevi che basti tagliare lo stipendio ai politici, sarebbe condivisibile ma non basta, I am sorry)

    Francesco

  • Buonsenso said:

    Bravo Federico, questa si che è par condicio. ” interviste Cirio e Rabino. A dire il vero io tutta sta differenza tra i 2 non la vedo.
    Rabino anche in passato con le comunali credo abbia sempre più guardato al suo risultato che non a quello della comunità. Cirio….. beh.. basta leggere l’intervista rilasciata a Federico la volta scorsa e si capisce subito!! (o perlomeno io ho lasciato un commento di ciò che ho capito)

    se mi permettete…. con questa gente non si và da nessuna parte,parlano di lavoro, di chiesa ecc, ma a me sembrano tutte frasi con poca logica e con l’unico effetto di essere più diplomatici possibili per raccogliere il max dei consensi. Forse neanche il Movimento di Grillo sarà la soluzione più appropriata, però rispetto a tematiche ambientali, architettoniche e di legalità, mi sembrano i più credibili,anche se questo sistema elettorale non potrà dare loro il giusto merito, ormai ci stanno riempendo la testa ( o sei comunista….oppure sei un super liberal democratico pieno d’amore)con divisioni nette, non esiste più una via di mezzo. Comunista, giustizialista, utente finale. legittimamente impedito, forcaiolo,ecc ecc. Buonsenso io vorrei sentire……. cose e idee giuste per la gente che vengano da destra o da sinistra, non importa, purchè siano concepite per il benessere comune, o per limitare danni irreparabili…. !! Ma così non è….peccato ):

  • betta said:

    Mi chiedevo se quest’anno, sulle regionali, il Giacosa volesse fare previsioni di percentuali?

  • Buonsenso said:

    http://www.youtube.com/watch?v=rldhZaRLW-k

    piaccia o non piaccia questi sono fatti. e poi Betta si chiede come mai i giovani non s’interessano di politica…. mi sà hanno ragione! :)

  • Betta said:

    Io credo che, per quanto moralmente non auspicabile, se la legge consente di avere candidati inquisiti non dobbiamo gridare allo scandalo se ci sono. Trovo poco costruttivo sempre solo criticare o protestare. Mi fa un po’ ridere Grillo che dice di avere già molte adesioni al non pagamento del canone: quella e’ solo una protesta e trovare gente he abbia voglia di fare ‘casino’ e’ sempre facile, anche a me piace a volte. Organizzare un programma politico e portralo avanti richiede un po’ piu’ di realismo e concretezza. E’ impensabile di essere efficaci tramite referendum o consultazioni via web…e poi mia nonna che il web non sa neanche cosa sia? Da ultimo vi chiedo una cosa: chi di voi sacrificherebbe tanto del proprio tempo libero, pur continuando a lavorare, per fare polii attivamente? Io credo che non debbano esserci i politici di professione, ma nello stesso tempo oggi sarebbe realizzabile una vita fatta di lavoro, famiglia, hobby e politica?

  • Ghost Rider said:

    Betta
    l’affermazione che tu fai è incredibile, davvero mi cadono le braccia. Non esiste una legge che vieti di presentare candidati inquisiti perchè il filtro democratico dovrebbe provvedere da solo, come accade nei paesi civili (DI CUI L’ITALIA NON – RIPETO NON – FA PARTE).

    A te sembra logico che uno non possa lavorare come civil servant nella pubblica amministrazione qualora condannato, peró la possa presiedere come politico? Ragazzi ma non facciamoci del male da soli.

    Quando andate a votare ponetevi una domanda -come ricorda Bruno Tinti- questa gente che ha rubato voi la invitereste a cena in casa vostra?

    Bisognerebbe spingere per creare le primarie (all’americana, non le stupidaggini del PD) e per cambiare la legge elettorale. nel frattempo peró cerchiamo di avere almeno il senso di capire dove fissare il limite della decenza. Animo, ragazzi, ve lo dico con il massimo affetto e incoraggiamento: NON È AFFATTO DETTO CHE NOI SI DETTA SOPPORTARE TUTTO QUESTO PER FORZA.

    Francesco

  • Ghost Rider said:

    mi compiaccio della mia dislessia, nell’ultima frase la parola corretta è DEBBA. Tra l’altro T e B non sono nemmeno vicine, quindi comincio a preoccuparmi sul serio…

  • betta said:

    Come già detto, io non credo che moralmente sia accettabile un candidato condannato per determinati reati (sull’inquisito avrei qualche dubbio e su determinati reati anche), ma la legge lo consente punto, quindi di cosa parliamo?
    Se, poi, vogliamo dire che la legge va cambiata posso essere d’accordo.
    L’obiezione scontata è: sì ma i politici che ci sono non cambieranno mai una legge che fa il loro gioco.
    Ma allora se le cose non ci piacciono bisogna darsi da fare.
    Io, semplicemente, dico: o accetti o ti dai da fare per cambiare (tu generico, non tu ghost); nella vita ciascuno di noi fa così.
    Come già chiesto, chi avrebbe voglia di darsi da fare in prima persona, di occupare tanto del suo tempo per il bene comune?
    E allora io dico: se non facciamo pranzo in prima persona, non possiamo che semplicemente scegliere cosa passa la mensa, ognuno con i criteri che ritiene più opportuni.

    PS Non ti nascondo che “mi cadono le braccia” mi ha fatto stare un po’ male. Ciao

  • Francesco Bogliacino said:

    se ti ho fatto stare male mi dispiace, rileggendo il mio intervento non mi sembra di essere stato duro, ma se lo hai interpretato così ti chiedo scusa.

    Chiuso l’episodio, credo che non ci siamo capiti: la ragione fondamentale per la quale non ci si impegna direttamente è la stessa per la quale i politici non “pagano” elettoralmente quando corrompono o vanno a puttane. Si chiama BARRIERA ALL’ENTRATA. Poi è certo che da parte degli italiani c’è un atteggiamento moralmente ipocrita dell’accett

  • Francesco Bogliacino said:

    se ti ho fatto stare male mi dispiace, rileggendo il mio intervento non mi sembra di essere stato duro, ma se lo hai interpretato così ti chiedo scusa.

    Chiuso l’episodio, credo che non ci siamo capiti: la ragione fondamentale per la quale non ci si impegna direttamente è la stessa per la quale i politici non “pagano” elettoralmente quando corrompono o vanno a puttane. Si chiama BARRIERA ALL’ENTRATA. Poi è certo che da parte degli italiani c’è un atteggiamento moralmente ipocrita (la matrice culturale ve la lascio indovinare come compito a casa)dell’accettare molte cose sperando che alla fine venga il proprio turno; tuttavia, il problema principale rimane la barriera all’entrata.

    primarie primarie primarie e una buona dose di legge elettorale: sono le primarie che permettono di emergere all’underdog alla Barack Obama… passi per la legge elettorale, ma le primarie si possono implementare senza miracoli (vedi Vendola)

    In attesa, ripeto: punire sistematicamente certi comportamenti falsi e riprovevoli dei politici e ribellarsi quando si può nell’opinione pubblica (W il Popolo Viola)

    Francesco

  • Buonsenso said:

    Quoto ghost…..e ribadisco come nel mio primo post……….con questa gente non si va da nessuna parte…

  • Buonsenso said:

    p.s…per Betta…effettivamente rileggendo la tua entrata le braccia cadono davvero….. :) .però come hai scritto prima ancora, “sei cresciuta con la politica” , per cui capisco la tua posizione ma non la condivido.

  • Betta said:

    Io sono cresciuta discutendo e informandomi sulla politica, non abituandomi al ‘malaffare’ della politica. Forse converrebbe essere un po’ più cauti. Credo che alla fine non la pensiamo in maniera così diversa sulla questione in se’ ma su come porvi rimedio. Io credo sia semplicemente inutile lamentarsi e basta, chi crede sia necessario un contributo si rimbocchi le maniche e inizi a darlo.

  • Francesco Bogliacino said:

    Betta
    niente strawmen per favore: dire che noi ci lamentiamo e tu lavori è un modo che magari ti servirà in una futura campagna elettorale ma non in questo blog dove si cerca di discutere…

    fb

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