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BURGER COSA?

28 giugno 2010 di Federico Ferrero 346 views 2 Comments

Avvertenza: questo non è un articolo di rivoluzione proletaria contro le multinazionali. Non è un foglio dell’organizzazione mondiale antimperialista né del movimento trasnazionale vegani. Il suo autore, peraltro, è reo confesso: talora non ha saputo resistere alle perfide delizie del junk food.

C’è una bella storia da raccontare. Siamo nel 2001. Ad Altamura, in provincia di Bari, viene aperta una gigantesca filiale del pagliaccio che spaccia a piene mani cibi e beveroni infarciti di grassi e zuccheri: sì, il McDonald’s. Inutili le (peraltro timide) proteste della gente, i vacui altolà dei tutori della qualità dell’enogastronomia barese, lo sconcerto di alcuni insegnanti e una limitatissima resistenza sulla stampa locale. Vince la rassegnazione. Succede però che un panettiere, tale Luca Digesù, non ci sta. Non vuole vedere la fila di giovani alle casse di un fast food, vogliosi di ordinare ciò che in un mese rovinò la salute al documentarista Morgan Spurlock. Affitta un locale al fianco di McDonald’s, piccino picciò, e propone di placare la fame dei ragazzi avidi di schifezze con una ricetta magica: buon cibo. Con i suoi panini di qualità, fatti col pane di Altamura (e non quei cosi rotondi, asciutti, anonimi e insapori che chiudono le farciture a basso costo e altissimo colesterolo dei fast food) si mette a fare concorrenza al gigante. Niente Royal Deluxe, Crispy McBacon, Tasty, Filet o’ Fish: prosciutto, salame, mozzarella, frittate, pomodori, insalata. Veri. I giovani scoprono che i panini del Digesù sono buoni. Buonissimi. Altro che il McGrasso o il pollo fritto di batteria del Kentucky. Tempo un anno e mezzo e la Emme Gialla, sfiancata da un avversario minuscolo ma impossibile da preventivare e soprattutto da arginare, crolla. McDonald’s chiude la filiale di Altamura.  

Ebbene. Tempo fa, mese di aprile, avevo sottoposto il ricordo della rivolta pacifica del Digesù al cordiale Maurizio Marello, il sindaco del Piddì della città di Alba, insieme alla copia di un annuncio di lavoro. Si ricercava personale per l’apertura di un punto vendita di un paninaro multinazionale in città. Marello, stupito, aveva fatto controllare le licenze: non ne sapeva niente. Né lui né il suo entourage. Si vede che non ha dei segugi attenti sul territorio: gli aprono un fast food a un metro dal suo quartiere, il Mussotto, e lui non se ne accorge. Contento non era, Marello, disperato neanche. Gli avevo ricordato proprio la storia del panettiere di Altamura, cercando inutilmente in lui una reazione da fiero albese, cresciuto a pane e soma d’aj. Aveva allargato le braccia:  non posso aprire o chiudere i McDonald’s o i loro emuli, non posso negare o ritirare licenze se i requisiti ci sono. E vabbè. Passa qualche mese, la stampa locale si accorge del Burger King e va a chiedergliene conto. Marello ha la risposta pronta: “Posso solo raccontare un aneddoto relativo a una città del sud, dove il fast food fu costretto a chiudere perché di fronte aprì un locale che offriva panini con prodotti locali, molto più graditi dal pubblico”. Si era dimenticato il paese (Altamura), ma pazienza: ho scoperto che il sindaco trarrebbe giovamento da una mia consulenza nella comunicazione. Peccato non aver tempo. Per i diritti di utilizzo della storia di Altamura, tuttavia, gli preparerò una fattura.

L'ultima frontiera della lotta al junk food: il Mac Bün di Rivoli, in provincia di Torino

Torniamo a noi, anzi, a loro. Qui ad Alba i requisiti per l’apertura di una filiale di paninari, a quanto pare, ci sono. Eppure l’inquietante pagliaccio simbolo della catena fondata da Ray Kroc si era fermato a Cuneo, all’Auchan (e ha allungato le mani pure su un centro commerciale di Fossano) ma Alba, quella, non la ebbe mai. Patria e stemma del buon cibo, per vent’anni e più la città aveva resistito, pur insidiata costantemente dai Big Mac menu risoluti a moltiplicarsi nel tempio del tartufo (possibilmente in pieno centro). McDonald’s aveva regolarmente incontrato una strenua opposizione non solo per la qualità del cibo – le schifezze si trovano anche in certi ristoranti, in certi bar e, oggidì, dai kebabbari – ma anche per ciò che le catene di paninari rappresentano, e cioè l’opposto del nutrirsi come Dio comanda, che è poi quanto distigue (o dovrebbe distinguere) Alba da un agglomerato dell’hinterland di Milano. Del resto è solo ciò che mezzo mondo ci invidia, la cultura del cibo, no? Altrove, in lande molto meno votate all’eccellenza del mangiare e bere a cinque stelle, se ne sono accorti: gli svizzerotti di Mendrisio, per esempio, hanno chiuso la porta in faccia a fritti e affini della Emme Gialla; a Roma, quartiere San Paolo, i residenti hanno fatto la guerra a un punto vendita che doveva sorgere proprio all’uscita dell’università Roma Tre. Ma anche vicino a casa nostra, a Rivoli, c’è un altro panettiere di Altamura, anzi, due: Graziano e Francesco, ristoratori con senso civico che, per rispondere all’apertura di un altro franchising di spazzature alimentari, si sono inventati il Mac Bün.  Locale che, prima dell’apertura, si è già beccato una causa (anche se Mac è piemontese, e non solo americhèno, la multinazionale si è ritenuta plagiata) e ha messo, in attesa di sentenza, due asterischi al posto delle lettere oggetto di azione legale. Ma ci prova, il Mac Bün, proponendo una agrihamburgeria: il Gaute mac da suta, con pancetta e cipolla. Hamburger di carne piemontese prodotti dall’allevamento di famiglia. Il Chiel, panino con una bella fetta di tuma, uso esclusivo del pane di Alpignano, patate nostrane fritte in olio sano.

Ray Kroc davanti al suo primo McDonald's

Tutto ciò per dire che dove non arrivò il clown di Mac, dopo sessanta e più anni dall’ultima presa straniera, appende il suo stemma variopinto e unto un’altra catena del junk foodBurger King. Burger King apre ad Alba: coi suoi Whopper di manzo, cipolla, cetrioli e salse sfonda laddove la Emme Gialla è sempre rimasta al palo. Come? Facile: è bastato mettere sul piatto 5-600.000 euro, questo l’investimento medio, la licenza c’è, e via coi lavori. La zona non è centrale, quello no: BK spunta sulla strada che porta ad Asti, terra di capannoni e brutture assortite, per iniziativa del proprietario di una grande rivendita di prodotti per il fai da te. Che ha annusato l’affare e ha piazzato il colpo. Legittimamente, superfluo sottolinearlo: vendere cibo ipercalorico e bibitoni zuccherati non è un reato.  

Il progetto ‘Burger King per l’Italia’, una campagna di infiltrazione pesante assai, è stato annunciato a febbraio: l’obiettivo è quello di raggiungere dagli attuali sessanta i 150 punti vendita entro due anni. Attirando la clientela con (parole testuali) ”il nuovo design del franchising di fast-food, caratterizzato da materiali molto evocativi, quali mattoni, legno e cemento, mixati alla tecnologia degli schermi Lcd. L’atmosfera evoca il gusto del buon hamburger cotto alla griglia”. Sarà. Del resto abbiamo goduto delle sagge pensate di un ministro leghista, Luca Zaia, che aveva messo la sua firma, nello scorso inverno, sul lancio del McItaly. Un panino di McDonald’s che, a sentire Zaia (e McDonald’s) avrebbe fatto impallidire le ricette del povero panettiere di Altamura e dei partigiani come lui. Asiago Dop, Parmigiano Reggiano, farine e verdure scelte, olio extravergine dei Monti Iblei. Insomma: tra un pezzo di carne cruda battuta al coltello, una cassata, un piatto di canederli e un brasato, il McItaly avrebbe presto fatto parte dell’eccellenza culinaria tricolore. Almeno a dar retta ai pittoreschi proclami del ministro il quale, prima di dedicarsi alla sua regione, il leghistissimo Veneto, si era così benedetto per la scelta di avallare il junk food de noantri“I gesuiti, a cui veniva chiesto perché parlassero con gli infedeli, rispondevano che è meglio evangelizzare chi non crede. McItaly ci consentirà di dialogare con i giovani, lavorando sul loro imprinting gustativo. A quanto pare l’iniziativa si è  risolta sì con un dialogo, non tanto evangelico quanto foriero di quattrini, ma è stato quello tra i fornitori e i proprietari della catena. Sull’imprinting gustativo (eh?), grazie a un’indagine di Altroconsumo, venne fuori che era meglio lasciar perdere: dal punto di vista nutrizionale il McItaly riusciva a fare peggio – e non era facile – del caro vecchio, unto, onusto di lipidi Big Mac.

Il McItaly, nuova ancorché fugace apparizione nel panorama enogastronomico tricolore. Benedetto dall’ex ministro Zaia, ci ha abbandonato prima di essere adottato dagli chef stellati dell’Italia tutta

 Chissà se Burger King, con lo sbarco ad Alba, si inventerà qualcosa. Del resto le brillanti menti di Miami sono proprio quelle che avevano lanciato il panino al tartufo bianco: un affare farcito di prosciutto Patanegra, aceto balsamico di Modena, tartufo bianco, sale dell’Himalaya e zafferano iraniano. Che capolavoro. Il tutto, poi, per appena duecento sterline. E allora, perché no, ci aspettiamo un bel Whopper Bagna Cauda, il carpaccio di Italian Ham all’albese con wurstel e maionese, oppure il menu – ormai fa figo inserire qualche verdura sui cartelloni per dimostrare che anche lì si mangia sano - con insalata, salsa vinaigrette e una bella spolverata di scaglie di Castelmagno. Perché no, su. Non facciamo i retrogradi. Scriviamo a Zaia, sempre che ormai non sia assorbito nella missione di tornare alle Repubbliche Marinare, e peroriamo la causa dell’Alba Whopper. Vogliamo anche noi il nostro panino ripieno al coniglio di Ginòta, capunet e friceu. Scommetto che non si farà fatica, pagando il giusto, a trovare uno chef albese disposto a metterci la faccia: del resto, dietro congruo compenso, ci sono maestri di cucina che invitano a comprare i dadi di glutammato e le paste in busta, quelle già condite e premasticate.

I 322 ragazzi che reclamavano pubblicamente l’apertura di un fast food tra Alba e Bra ora hanno una buona notizia da dare al loro fegato. E su Facebook l’azienda ci tiene informati sulle ultime faccende preparative prima dell’inaugurazione: finalmente anche noi potremmo have it our way, cioè mangiare quello che davvero ci va di mangiare. State certi che, se foraggiati da probabilissime paginate di pubblicità, i giornali (?) del posto si guarderanno bene dall’infastidire in ogni modo l’iniziativa. Del resto che male c’è? E nessuno, del resto, sta invitando ad armarsi di torte da tirare in faccia ai clienti né tantomeno ai rivenditori di cibarie da fast food.  Piuttosto: esiste, tra voi, un altro panettiere di Altamura? Qualcuno che metta un po’ di cuore, e di portafoglio, per convincere da un lato Burger King che non è il caso di venire a friggere le sue cose sotto i nostri balconi, dall’altro i ragazzi sul fatto – vero – che esistano panini infinitamente più buoni del Tendercrisp e del Crispy Chicken

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2 Comments »

  • Federico Ferrero (author) said:

    Mi fa piacere segnalarvi – l’ho notato dalle statistiche di accesso – che questo articolo è immediatamente finito sotto osservazione da parte di una società, la About You, che si occupa di “reputazione online”. Leggo dal loro sito:

    La parte di ascolto e monitoraggio è affidata a About You Monitoring, una piattaforma sviluppata internamente dopo diciotto mesi di sperimentazioni e ricerche. About You Monitoring garantisce un monitoraggio continuo e puntuale dei documenti e delle conversazioni online, nei luoghi in cui le persone condividono esperienze e cercano informazioni. La flessibilità tecnologica di About You Monitoring permette di monitorare una selezione personalizzabile di fonti tra siti aziendali, portali, blog, forum, social media, quotidiani e periodici online. La valutazione dei contenuti e delle conversazioni reperite è la fase successiva, che permette di presentare al cliente un report chiaro e completo di valutazioni qualitative. About You si fonda su un secondo asset, la consulenza per la gestione della reputazione e la creazione di relazioni attraverso il canale online. Dopo aver analizzato le esigenze del cliente e condiviso scenario di partenza e obiettivi, About You sviluppa una strategia per portare il massimo risultato. Sia in situazioni di crisi che in momenti cruciali come il lancio di un brand o un prodotto, la gestione della reputazione online conta sulle competenze consolidate di TSW Search Marketing sull’ottimizzazione per i motori di ricerca e la visibilità online.

    Interessante, no?

  • raffaele said:

    Bentornato!

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