Movida, mi vida
Irrompe la primavera ad Alba con un mese di ritardo, magari anche a causa delle ceneri derivanti dalla digestione del risultato elettorale regionale, ed esplode la protesta più o meno trasversale, più o meno giustificata, più o meno urlata e sdegnata riguardante la Movida albese: un locale di Via Mandelli, un cocktail bar inaugurato nemmeno un anno fa è stato chiuso, dalle autorità competenti, per eccesso di casino e schiamazzi di sxronzi più o meno syronzi (la sciarada ve la lascio come zuccherino), problema sollevato da zelanti vicini e dirimpettai del locale stesso, evidentemente infastiditi. La chiusura fa seguito a un’altra querelle più o meno analoga, che riguardò l’estate scorsa un locale di via Maestra posto davanti alla casa dell’Avvocato di Alba. Contemporaneamente, secchiate di acqua gelida provenienti da balconi sovrastanti hanno deliziato la serata di alcuni avventori del bar (non me ne vogliano gli attuali gestori) ex da Italo, in Via Vida. Il dibattito s’infervora e i giornali locali ospitano lettere di “Ciovani” ultratrentenni e Giovani per Alba, su Facebook sboccia un gruppo pro e da qualche parte si starà ben organizzando una raccolta di firme virtuale, insomma c’è un po’ di“batiboei” per la Provincia d’Alba, che poi è la stessa Provincia di sempre, non è cambiata.
Nel “più o meno” generalista, la città che anela a Milano si risveglia scoprendosi priva di locali pubblici dove fare quello che ti pare fino a tarda ora e, nel corto circuito “diritti-doveri” tirato in ballo anche in questo caso e ovviamente a sproposito, qualcuno attacca l’Amministrazione in genere, che dovrebbe difendere il mio diritto a fare fiesta dopo che ho ottemperato al mio dovere di lavorare come un mulo, obbedendo servilmente al capo per tutta la settimana e rinfoltendo la schiera di “Yes Men” che s’è oramai impadronita anche dell’Alba Pompeia-style.
Secondo me il problema sta proprio qua, ed è un vero problema politico-culturale: nei momenti in cui si viene chiamati a esercitare il nostro diritto di voto ci si fa infatuare da proclami reazionari e dalla politica del fare (sempre a parole), salvo poi lamentarcene un attimo dopo quando l’effetto del voto summentovato va a toccare il proprio ecosistema. Carissimi, non funziona così, bisognava pensarci prima: perché, per esempio, quando chiusero l’Entropia era cosa buona e giusta, dal momento che era solo un covo di komu e punkabbestia? Il mio diritto a fare fiesta è il diritto di ognuno a fare fiesta nei modi e nei tempi che ognuno ritiene giusto, nel rispetto dell’ambiente in cui ci si ritrova.
Lancio un paradosso? Ma sì dai: se non hai difeso Entropia non puoi difendere Hemingway, ma non per pura e mera frequentazione, ma perché la legittimità del “mio” posto è pari a quella del posto dell’”altro”. Si sa che ognuno è al centro del proprio universo, ma il mio universo è mio e basta, e non ho alcun diritto di pretendere che sia l’universo di tutti: è una cagatella che dovrebbe essere ovvia, ma evidentemente non lo è.
In nome della sicurezza e della capitale enogastronomica venduta al commercio al turismoci siamo fatti soffiare sotto il naso come z(-xyr)onzi il piacere di viverci la nostra città come ci pare: va bene il casino in fiera perché ci sono i turisti che portano gli “schei”, non va bene fuori fiera perché devo dormire e mi dà fastidio; molti governanti, anche quelli locali, giustificano le loro scelte con il refrain “lo vuole la gente”, senza nessuno che possa dar loro torto. Ecco, la soluzione potrebbe essere quella di dar loro torto, in modo da poter rispondere un giorno “No, non lo vuole la gente”. Purtroppo di strada ce n’è ancora da fare tanta, anzi più che da fare è da recuperare: il fondovalle pieno di “merenderos” ci ha attirato come la cacca fa con le mosche, per respirare di nuovo aria pura bisogna armarsi di buona volontà, camminare duro e tornare su in vetta.
Secondo me.











L’Italia dovrebbe imparare qualcosa dalla Spagna. Qui a Sevilla nell’Alameda -dove vivo io- ogni giorno convivono amabilemnte nella piazza famiglie borghesi rispettabili che fanno giocare i bimbi sui giochi e sfattoni con i cani che si fanno le canne, mentre nelle strade laterali mignotte e trans ricevono clienti e avventori normali bavono birra nei locali. Roba che da noi ce la sogniamo. Ma quando la smetteremo con questa stupidaggine che in Italia si vive bene?
http://www.targatocn.it/it/zone_ab.php
segnalo al riguardo un comunicato della “Giovine Italia” e al contempo un errore abbastanza grossolano secondo me commesso dallo stesso movimento nell’articolo: per quanto riguarda l’Hemingway di Alba, la chiusura è stata disposta dalla procura, l’Amministrazione non c’entra nulla, a meno che non si voglia strumentalizzare la vicenda dicendo che i comunisti non vogliono fare lavorare la gente.
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