Di pecore nere e di pecoroni
Il teaser che vedete qui sopra è opera di Paolo Casalis, un bravo documentarista di Bra che sta lavorando, per l’appunto, a Langhe Doc: un progetto che riguarda le (brutte) cose delle nostre terre. Un’idea molto interessante. E soprattutto autentica, indipendente: non il filmetto commissionato dall’Ente Turismo, dalla Pro Loco o dal Comune Taldeitali che ti finanzia per decantare le lodi del capannone-obbrobrio in eternit sulla collina o della fiera del Chissenefrega col taglio del nastro del sottosegretario. Nel condensato di Langhe Doc per ora disponibile trovate Giorgio Bocca, col quale abbiamo parlato pochi mesi fa; e vedete all’opera alcuni eretici dell’albese. Gente che non ci sta, non paga per apparire, non fa la cresta per guadagnarci un euro in più. Sono imprenditori mossi dalla passione, animati dalla voglia di creare qualcosa di diverso dall’indifferenziato, grigio, piatto panino-alla-mortadella cui ormai siamo abituati da anni di Mediaset, Raiset, Tv Sorrisi e canzoni, Tg1 e cinepanettoni. Queste persone esistono ancora: basta cercarle.
Ci torno fra poco, sugli eretici. Perché non è bella cosa parlar di sé, lo so, ma nel suo ultimo lavoro, Il vino degli altri (Mondadori) l’amico Andrea Scanzi ha dedicato alle nostre scorribande langarole addirittura un capitolo. Dal quale si evince, primariamente, che il nostro tasso alcolico dopo le 23 farebbe scattare sull’attenti – con onor di battimani – il consigliere regionale Alberto Cirio, noto soldato dell’esercito antietilometro. In una delle ultime visite, prontamente riportate nel libro, Scanzi e Ferrero erano alle prese proprio con i rappresentanti dell’eresia produttiva locale, alcuni dei quali compariranno anche in Langhe Doc.
Il primo si chiama Ezio Cerruti. Di Castiglion Tinella. Uno scapigliato, una mente brillante e libera, un ragazzo che “non mangia nulla che abbia gli occhi”. Non gli piaceva come i vecchi del paese trattavano l’uva del posto, il moscato bianco: troppi i furbi, troppi gli attenti solo alla quantità, troppi gli ottusi asserviti alle grandi aziende dello spumante e incuranti dei danni prodotti alla terra per avidità. Dopo la scuola a Torino, Cerruti è tornato a casa con un’idea rivoluzionaria, un altro modo di intendere il vino e il mestiere di enologo. Ed è cresciuto, nel silenzio generale, un produttore geniale, alla faccia della produzione milionaria dell’Asti Spumante. Un don Chisciotte che ha voluto rischiare, seguendo un ideale controcorrente, e ha saputo creare un moscato passito, il Sol, che è una gemma. Buono, ma di quel buono che ti fa ribaltar dalla seggiola. Anzi, non un passito: due passiti. Uno ‘normale’, per così dire, e un secondo deluxe, con la vendemmia – dovete farvela raccontare, sembra una storia di guerra – che attende l’attacco della Botrytis, che non è un battaglione di fanti greci ma un fungo che disidrata l’uva matura e ne fa concentrare gli zuccheri. Ma non è, il Sol cerrutiano, come quei passiti francesi, quei sauternes tanto deliziosi al palato quanto traditori nella notte, quando te la fanno pagare cara usando le tue tempie come tamburi. Il suo passito è un vino vero (e non a caso aderisce alla combriccola dei rivoluzionari dell’antiVinitaly), è raro ma non sfuggente, soave. E non è solo un gran bere: è anche un prodotto sano. Detesta le etichette, le denominazioni e le certificazioni, Cerruti, ma conosce il rispetto della terra: non usa diserbanti, non lesina mai sulla qualità, riduce al minimo indispensabile gli interventi. Solo un matto, nella terra dello spumante, poteva spremere grappoli appassiti di moscato, due gocce ad acino, convinto di poter inventare qualcosa di diverso, di mai provato prima in queste terre. Si sarebbe potuto accodare alla miriade di produttori che continuano a vendere tutto all’industria delle bollicine a basso costo, levarsi i mal di pancia e vivere nell’agio. Ecco: questo è un enologo. Uno che, volente o nolente, è di nicchia, eppure non invita Bruno Vespa o Gramellini a disperdere amenità nell’aere della sua tenuta, non sponsorizza eventi, non offre casse di vino a Natale al sindaco e al presidente, non punta a produrre centomila bottiglie l’anno di vinoqualsiasi, non passa le giornate a stringere mani per ingrassare il fatturato. Lavora. Usa la testa, va per conto suo (soprattutto quando lo vedevano scendere in vigna per la ‘vendemmia tardiva’ con la sciarpa e il giaccone e lo volevano internare al Neurodeliri). Oggi il suo Sol, il suo bambino, parla per lui. Se lo assaggiate siete avvertiti: la prima tentazione è quella di aprire il mobiletto in sala, inscatolare tutti i vostri passiti-mortadella e buttarli dalla finestra.
Sodale di Ezio e altro grande eretico, quella sorta di Doctor Jekyll reduce da una cura contro l’anoressia che vedete pastificare nel filmato qui in alto è Mauro Musso. Invece di continuare far marchette o di occuparsi di minchiate assortite (e scusate per l’assortite) sarebbe bello se qualche pubblicazione locale, ogni tanto, si occupasse anche di gente come lui. Figuratevi: se abitate ad Alba o paesi della zona, e siete lettori più o meno assidui della stampa del posto, vi risparmio la fatica. Inutile cercarlo: non ne parla nessuno, visto che non paga la stecca, quindi non sarà mai interessante come l’ultimo modello di macchina tritamonnezza dell’impresa Monnezzari Egidio e Fratelli di Frabosa Soprana. Ebbene, Musso lavorava in un ipermercato (quelli, sì che pagano perché si scriva di loro: non a caso vengono omaggiati di imperdibili interviste al caporeparto della – ehm – gastronomia o al direttore del bancone frutta e verdura, dove cetrioli e sedano hanno lo stesso sapore). Uno dei tanti ipermercati dell’albese e dintorni. Troppi: lo hanno lasciato a casa, infatti. Da appassionato di cibo sano e di cucina ‘nostra’, però, Musso non si è fatto prendere dal panico, nonostante non fosse più un ragazzino. Ha tirato su un laboratorio, dietro casa. Ha rischiato, all’inizio con amici, poi è rimasto da solo. Si è messo a fare i tajarin. Anzi, “tagliolini estrusi ed estrosi non bisognosi di sugo”. Ma non tajarin qualsiasi: quelli ci sono già. E non sono neanche i tajarin della gastronomia, quelli che dovrebbero essere (e spesso sono) migliori rispetto ai pacchetti di merce industriale. I suoi appartengono a un altro pianeta. Musso usa soltanto semole pure, non passate per le mani diaboliche dei laboratori di mutazione: le varietà Russello, Tumminia nero, Senatore Cappelli. Nomi sconosciuti non solo a chi fa la spesa per il pranzo della domenica al megamarket ma anche a tanti di coloro che comprano a peso d’oro la loro pasta fresca, pensando di fare acquisti di lusso. Pasta per la quale, senza dirvelo, magari non hanno usato uova fresche (che quel matto di Musso compra solo biologiche, e delle migliori, e le rompe una a una, col colino per evitare che cadano nell’impasto microframmenti di guscio) ma siringoni di tuorli pastorizzati, così risparmiano (loro che vendono, risparmiano. Voi, ovviamente, no). E il gusto? Anche quello è di un altro pianeta. Non assomigliano a niente che abbiate già assaggiato a forma di pasta. E la digestione? Quella vi farà un monumento. Non appesantiscono, non si ripropongono, non vi fanno sudare nottetempo come una salita sul Tourmalet, esperienza ricorrente per chi consuma carboidrati raffinati dall’industria del cibo. Insomma: esistono un pre-Musso e un dopo-Musso, per chi ama i tajarin albesi. Nel post, peraltro, godimento a parte sorge un quesito: per anni, in tutti i ristoranti e osterie e vattelapesca, pure quelle rinomate, che diavolo ci hanno dato da mangiare?
Il terzo eretico è Silvio Pistone. Quello che si fa le sigarettine mentre le pecore vanno al pascolo. Silvio lavorava come piastrellista. Non era il suo. Un bel giorno si è rotto le scatole e ha mandato tutti al diavolo per rincorrere il suo sogno: allevare pecore, fare il formaggio con le sue mani. Ha una cascina a Borgomale, un bel po’ di animali e una maestria nel produrre le tume di Langa difficilmente rintracciabile altrove. Oramai tutti fanno le tume, come tutti fanno i tajarin. Strano, però, che spesso capiti di masticare della plastica pagata venti euro al chilo, o qualcosa che assomiglia maledettamente a una formaggetta anonima fatta con latte di mucca nonostante l’etichetta giuri il contrario. Le tume di Pistone, invece, avvicinano un’esperienza mistica. Senza segreti. Silvio conosce l’arte, usa solo il meglio, infonde passione nei gesti quotidiani. Tutte cose che richiedono tempo, fatica e pazienza. Non è roba per affaristi, non è roba per trafficoni, né per pubblicitari. Sono cose buone, buone davvero. Ma siccome sono eretici, e non spendono soldi per farlo sapere, quasi nessuno ve lo dice.
Come sapete provinciadialba fa pubblicità, e gratis, solo a chi la merita. Se cercate i tre rivoluzionari li trovate qui:
Ezio Cerruti Strada provinciale Balbi 8, 12053 Castiglione Tinella (CN) - tel. 0141 85 520 / 338 800 70 17
Mauro Musso, Casa dei Tajarin Viale Cherasca, 94 12051 Alba (CN) – tel. 0173 36 35 75. e-mail: mauro.musso@libero.it
Silvio Pistone Via Alba Borgomale, 12050 Borgomale (CN) Tel. 0173 52 92 85. e-mail: s.pistone@cascinapistone.it











Oramai tutti fanno le tume, come tutti fanno i tajarin. Strano, però, che spesso capiti di masticare della plastica pagata venti euro al chilo, o qualcosa che assomiglia maledettamente a una formaggetta anonima fatta con latte di mucca nonostante l’etichetta giuri il contrario.
è ricorrente ormai su tutto e si è perso ogni scrupolo,
la buona coscienza è una rarità ormai
purtroppo
io Mauro Musso non lo conosco (ancora) di persona ma ieri, quando per puro caso mi sono imbattuto nel teaser, mi sono detto “eppure questo so chi è…”…poi, prima ancora di leggere la sua storia mi sono ricordato di questo uomo che avevo visto diverse volte alla cassa di un supermercato con uno sguardo assolutamente triste, che mi aveva colpito…
…sapere che ha dato una svolta alla sua vita ha suscitato in me gioia sincera (per lui) ed anche invidia, perchè ha avuto il coraggio di fare una cosa che (ancora) io non ho fatto
bellissime le storie di Ezio, Mauro e Silvio, queste testimonianze “sane” danno energia!
complimenti a te Federico per i tuoi post, sempre di grande livello!
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