Che Idea!
Ho letto un pieghevole allegato a un settimanale locale, Idea, che viene mandato gratuitamente a casa (si finanzia con pubblicità, redazionali e simili). Il direttore accetta consigli su temi e argomenti non ancora trattati, giacché pur essendo la rivista diventata “una vera e propria televisione su carta ricercata, appassionata e attendibile” (da quand’è che il metro di paragone di ricercatezza, passione e attendibilità è la televisione?) , nonostante “la completezza dei contenuti” e la carta patinata “che non teme confronti con le maggiori riviste a diffusione nazionale” ci possono sempre essere “temi non trattati”.
Quando la rivista diventò settimanale, l’ex sindaco di Alba Giuseppe Rossetto disse che quello era un giornale serio perché non parlava male di nessuno. Ummm. Quel ‘perché’ non mi tornava. Ricordo che avevo sùbito pensato al mio primo coach di basket, Beppe, che un giorno ci stava leggendo le statistiche di inizio campionato e mi disse: “Tu non hai fatto falli, ieri. Neanche domenica scorsa. Zero falli”. Io già mi bullavo ma mi fulminò: “Bene, sì, bravo. Vorrà dire che ti fai la prossima in panchina, quella dopo pure e poi vediamo”. Ero basito. “Se non fai mai un fallo, non uno in due partite da 40 minuti, vuol dire che non ci provi neanche a recuperare una palla, che non contrasti mai. Non difendi. Non attacchi. E se non hai voglia di sbatterti per la squadra perché io ti devo mettere in campo?” Se un giornale non denuncia mai niente, se non ‘scopre’ mai qualcosa che non va, se il suo motto è ”noi polemica non la facciamo” e racconta solo di belle persone, belle imprese (pure in copertina col logo aziendale, se pagano qualche migliaio di euri), belle iniziative, bei discorsi, bei sindaci, belle fondazioni, belle strade, belle banche, begli assessori allora fa un qualcosa che è molto, ma molto difficile riuscire a chiamare giornalismo. Eppure anche in questo paradiso terrestre del basso Piemonte dove nessuno ruba, nessuno inganna, nessuno sbaglia, nessuno fallisce, nessuno butta le cicche di sigaretta per terra (anzi, nessuno fuma, così come nessuno sniffa cocaina, per carità d’Iddio), ciascuno nasce candidato alla beatificazione e tutto fila più liscio del Truman Show qualcosa di ghiotto per i giornalisti ci sarà, no? Ma sì, che c’è. Basta volerlo.
a) La truffle-truffa. Alba è la capitale mondiale del tartufo. Aldo Cazzullo, inviato del Corriere della Sera, ha raccontato a Radio Rai di un’Alba uguale a Taormina, dove ormai si mangia per strada, e soprattutto di un’Alba che spaccia tartufi non suoi per suoi. “Se tutti i tartufi di Alba fossero davvero di Alba allora dovrebbero crescere sugli alberi come le ciliegie”, ha detto Cazzullo. Che non ha scoperto l’acqua calda, peraltro. Un’inchiesta sul tartufo e, se c’è, sul traffico di tuber che arriva dal resto d’Italia e dall’Est potrebbe scoperchiare il pentolone, no? O è meglio non rompere le palle ai ristoratori (pazienza se la gente viene qui a mangiare il tartufo di Acqualagna) e farsi raccontare l’ultima maniera di cucinare il coniglio con un bel pubbliredazionale?
b) Metanopoli 2. Senza smuovere i servizi segreti tempo fa ero andato sul sito del Comune cliccando su “dati qualità dell’aria“. Dai quali, facendo due conti facili, avevo tratto un paio di considerazioni singolari. La prima è che nell’aere albese volano un sacco di schifezze. La seconda è che risultano degli strani picchi notturni di inquinamento nei pressi del ponte del Tanaro. E sapete cosa c’è vicino alla centralina che rileva le polveri? Sarebbe bello saperne di più, visto che l’aria è nostra e la respiriamo noi. O è meglio lasciar perdere?
c) Puffolandia. Questa è una mia fissa, lo ammetto. Ma da quando Marina Salamon ha avuto il coraggio di dire che i Tetti Blu le hanno dato il voltastomaco mi sono sentito un po’ rassicurato. Ma è possibile, è accettabile che un posto che si candida a diventare patrimonio mondiale Unesco faccia costruire delle cose così? Potrebbe mai succedere, in Toscana o in Borgogna, una cosa del genere?
d) Scudo fiscale. Chissà cosa ne pensano gli albesi, popolo notoriamente danaroso, dello scudo fiscale? Difficile a dirsi, – lo Stato garantisce l’anonimato ai disonesti - che qualcuno salti fuori a raccontare, men che meno a un giornalista, che ha appena rimpatriato dalle Cayman qualche capitale sottratto al Fisco. Però si potrebbe sentire l’Agenzia delle Entrate, un assessore al bilancio, qualche banca locale. Potrebbero uscirne informazioni interessanti. Oppure si può dire che ad Alba nessuno froda, nessuno imbosca, nessuno è disonesto.
e) Gomiti alti. Poche settimane fa l’ex vicesindaco Cirio si è scagliato, in un imperdibile intervento radiofonico, contro l’etilometro. Perché non risentirlo e chiedergli per esempio cosa intende dire quando chiosa che quell’apparecchio “maledetto… va usato con molta attenzione”? Se bevi vino albese non dovresti essere controllato?
f) Apollo 20. Era davvero imprescindibile costruire una base spaziale della Nasa al Mussotto?
g) In un editoriale il direttore aveva stigmatizzato i negozietti di kebab che ormai pullulano. Un’inchiesta potrebbe chiarire se anche qui ci può esssere lo stesso rischio che si è corso a Milano. Al sindaco si potrebbe chiedere quale sarà la politica enogastronomica della sua amministrazione. E, magari, insieme al kebab provare a capire se ci sono anche ristoratori nostrani che fanno i furbi, soprattutto in tempo di fiera del tartufo.
Voilà. Buon lavoro.











La premessa che sono “di parte”, poiché chiamato indirettamente in causa, è superflua per te, ma doverosa per gli altri lettori.
Detto ciò, senza annoiare con una marea di dettagli sulla tipologia della rivista in questione (che non basterebbero a farne capire le logiche a chi non la conosce dal di dentro e che sarebbe, una volta ancora, superflua per te che invece la conosci abbastanza bene), vorrei solo precisare un paio di punti.
La rivista IDEA ha un intento preciso: quello di promuovere il territorio della Granda, le personalità, più o meno conosciute e le idee targate CN. Attorno a questo, ovviamente, pubblicità, publiredazionali, ritratti e interviste a personaggi nazionali, rubriche e, per quanto possibile, uno spazio dedicato alle notizie della Granda. Niente di più, niente di meno.
Non si tratta di non parlare delle magagne per nasconderle. Semplicemente non è su quello che puntiamo i riflettori.
È, per così dire una linea editoriale: nel nostro piccolo, proviamo a far conoscere persone e idee interessanti che o non hanno spazio altrove o si devono contentare di una visibilità più limitata. Credo che per un giovane scrittore cuneese, per dire, avere una bella vetrina (gratuita) per presentare sé stesso e il proprio lavoro, sapendo di finire potenzialmente sotto gli occhi di almeno una decina di migliaia di persone sia un ‘occasione abbastanza rara.
Capita di parlare anche di problematiche, penso alla linea ferroviaria Cuneo-Nizza, tanto per citare un caso; capita, anzi capiterà, perché l’articolo uscirà giovedì prossimo, di poter leggere un’ intervista ad Aldo Cazzullo, avendo modo di farsi un’idea della sua posizione dalle parole del diretto interessato.
Non è vero che non ci sono posizioni, che “non si parla male di nessuno”: nel suo editoriale il direttore esprime le sue (ribadisco sue) opinioni in merito alle questioni più disparate (a proposito, mi piacerebbe sapere cosa pensi di quanto verrà pubblicato sul numero di giovedì…) senza aver paura di prendere posizione.
Detto ciò e riassumendo il concetto, io considero la rivista IDEA uno strumento di promozione che, per quanto posso vedere io, funziona. Capisco che tu possa trovarlo non apprezzabile. Comunque la si pensi, l’importante è non prendersi e prendere la rivista IDEA troppo sul serio. Ammonimento che vale sia per chi la scrive che per gli la legge e critica.
ciao Raffaele,
in effetti la nostra amicizia non ha e non deve avere a che fare con le idee. anche io considero la tua rivista, per cui in gioventù avevo lavoricchiato, uno strumento di promozione. faccio fatica a considerarlo un organo di informazione, come invece si definisce, proprio perché le notizie non sono scelte per la loro rilevanza ma utilizzando altri criteri, su tutti quello economico.
l’impostazione che porta a legare gran parte dei temi trattati all’accordo commerciale, secondo me, limita alla fonte la capacità di azione: come fare un’inchiesta ‘vera’ che magari coinvolge un cliente? come dare notizie (vere) che potrebbero mettere in cattiva luce un ente o un’amministrazione con cui si collabora e lavora? diventa tutto molto complicato, per un giornalista. troppo, mi sa.
ti aspetto per parlarne con un vinello.
abrazo
GB
Scrivi il tuo commento
Commenti recenti
Categorie
Blogroll
Articoli recenti
Tag